News

La storia di Liliana Segre

today27/01/2023 205

Sfondo
share close

Liliana Segre

Liliana Segre rappresenta un grande personaggio pubblico per la nostra nazione, che fa riflettere tutti noi sul tema dell’Olocausto e non solo. Oggi è senatrice a vita e continua ancora a diffondere la sua testimonianza, nonostante la sua età avanzata.

La sua storia

All’età di 13 anni, il 30 gennaio 1944, si ritrovò alla Stazione Centrale di Milano, più precisamente al binario 21, su un carro bestiame diretta verso Auschwitz. Ma la sua storia inizia l’anno prima, nel 1943, quando fu per la prima volta separata dagli affetti familiari e iniziò a passare da una famiglia all’altra per nascondersi. Inizialmente, partì con il signor Pozzi per il Piemonte e stette con la sua famiglia per un mese con dei documenti falsi, finché non iniziarono i controlli dei tedeschi. Quando non fu più possibile nascondersi da loro, la piccola Liliana passò ad un’altra famiglia, quella del signor Civelli, amico fraterno di suo padre. Con lui passò un’altro mese in provincia di Varese finché non incontrò nuovamente il padre per tentare di fuggire in Svizzera con un permesso della questura di Como.

La tentata fuga in Svizzera

Arrivarono al confine come richiedenti asilo ma nessuno gli credette. Al tempo le persone non erano così informate e non sapevano nemmeno che in Italia gli ebrei venissero perseguitati. Proprio per questo motivo non vennero fatti passare e furono mandati in carcere, prima a Varese, poi a Como e infine a San Vittore a Milano. Iniziarono così dei mesi duri per Liliana, fatti di fame e sporcizia, ma ancora minimi rispetto a quello che la aspettava.

Un anno e mezzo ad Auschwitz

È proprio qui che ci riallacciamo con la prima parte del racconto, quando la tredicenne si ritrovò in stazione a Milano e poi su un vagone al buio, dove perse anche la cognizione del tempo, la fame e la sete. Auschwitz si presentò agli occhi di Liliana come un’enorme spianata di neve. Intorno solo freddo e desolazione. Appena mise piede su quel terreno venne controllata da dei soldati e le sue valigie controllate da altri deportati. Da quel momento non ridivide mai più suo padre. Era il 6 febbraio 1944. Fu destinata a lavorare in una fabbrica di munizioni e ricorda: “Con il passare dei giorni smisi di piangere, iniziai a chiudermi in me stessa, non parlavo più”. Quel bruttissimo periodo nel campo di sterminio per la donna resta ancora oggi un incubo e ha ancora ricordi fervidi della baracca dove dormiva, delle file che faceva nuda per la selezione, dei pidocchi e del freddo. Quell’inferno durò fino alla metà di gennaio 1945 quando i nazisti decisero di evacuare il campo per l’avanzata dei russi.

La liberazione

Lei e molti altri prigionieri iniziarono una marcia lunga settimane fino al campo di Malchow, in Germania, dove restò fino ad aprile 1945. La liberazione arrivò l’1 maggio 1945 e Liliana racconta: “non potevamo crederci, eravamo esauste ma di una felicità che, ancora oggi, non saprei descrivere per quanto era grande. Sono potuta tornare in Italia quattro mesi dopo, alla fine di agosto del 1945. Un altro viaggio in treno, ma con vagoni aperti. Era estate ed eravamo ancora vivi”.

 

 

 

Di seguito il link a un breve video di Liliana Segre sull’indifferenza:

https://www.youtube.com/watch

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ti è piaciuto l’articolo? Lascia un like o un commento.

Condividilo sui social, con amici, colleghi e familiari.

Ascoltaci su https://radiolocaliditalia.it/

Segui i nostri canali social per ricevere novità e aggiornamenti.

Foto: Comune di Labico

Scritto da: comunicazione

Rate it
0%