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Sale rosa dell’Himalaya, funziona davvero?

27 Marzo 2020 Cucina


Il primo mito da sfatare è quello che la maggioranza del sale rosa dell’Himalaya non proviene dal monte più alto del mondo ma da una grande miniera di Kewhra a sud della catena himalayana. Una leggenda narra che sarebbe stata scoperta da Alessandro Magno, un posto leggendario e pieno di fascino scavato per oltre 200 metri di profondità.

C’è chi ritiene questo sale himalayano particolarmente ricco di proprietà e benefici e chi, invece, lo critica, definendolo addirittura “una bufala”. Il sale hymalaiano sarebbe ben diverso dal comune sale da cucina, che è costituito essenzialmente da cloruro di sodio. Il sale rosa, invece, sarebbe puro, molto antico, privo di tossine e di sostanze inquinanti che possono contaminare, invece, le tipologie di sale che provengono da mari e oceani.

Il sale rosa non viene usato solo per condimenti infatti ci sono tanti usi alternativi tra cui: scrub per il viso, versati in un bagno caldo per ridurre dolori articolari oppure come disinfettante del cavo orale in caso di mal di gola o raffreddore.

Le presunte proprietà però non sono mai state confermate da ricerche scientifiche, anzi, è esattamente il contrario infatti alcuni articoli scientifici dimostrano che questo sale è molto simile al sale comune da cucina, con alcuni svantaggi cioè la presenza di Nichel e Cadmio.

L’aumento della domanda di sale rosa un po’ in tutto il mondo, infatti, non ha fatto altro che peggiorare le condizioni di chi lavora nelle miniere. Oltre alle troppe ore di lavoro e ai salari davvero troppo bassi, si aggiunge anche il fatto che i minatori rischiano la vita infatti ci sono stati molti casi di crolli di miniere con purtroppo vittime.

Insomma vale davvero la pena comprare questo sale?

 

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