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TRIPLE D

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TRIPLE D

Nasce a Bologna a cavallo degli anni Ottanta.

Di origine napoletana, l’influsso della musica neomelodica partenopea rappresenta per Triple D il fil rouge che lo accompagnerà nel suo progetto musicale.

Il senso di attaccamento alla terra natia della madre, nata da una famiglia “popolare” di Castel Volturno, cresciuta nei Quartieri Spagnoli di Napoli è indice e chiave di lettura della poetica di Triple D.

La drammaticità del cantato, il senso di vuoto e disagio espresso nei testi, la voglia di portare in alto chi in alto non c’è mai stato.

Per scelta, o per mancanza di possibilità.

Affascinato dal mondo “criminale” fin dalla adolescenza, Triple D trova la sua “salvezza” in età matura, l’ancora che lo tiene attraccato al porto della “retta via” nella musica.

Passione sviluppata sin da bambino, con lo studio da autodidatta di chitarra, basso

e batteria, successivamente con l’amore per il canto e l’hip hop in particolare.

Il rapporto conflittuale con il padre, ex generale militare, gioca un ruolo fondamentale nell’espressione stilistica del musicista.

La sua poetica, verte contro il potere, da non confondere però, con una presa di posizione politica.

È la generazione senza Dio, che si tatua Gesù Christi. È la generazione, che mangia gli avanzi del boom economico.

È la generazione, che si schiera contro i “vecchi”, i “matusa”, ma anche contro i “giovani”,

i “millennials”, accusati di non avere valori e rispetto verso chi questa “roba” l’ha vissuta prima.

Personaggio controverso ed enigmatico, Triple D a differenza di altri rappers ha uno stile puramente autentico.  Non fa rap con l’autotune, ma fa rap a partire dall’autotune che diventa un vero e proprio strumento da cui far partire il pezzo.

La scelta della tonalità in cui cantare viene fatta a partire dalla melodia.

Prima si trova la melodia, e poi si costruisce tutto il resto, a ritroso.

Triple D se ne frega altamente delle punch line e in ogni pezzo costruisce la sua atmosfera personale.

Nei suoi testi la noia di vivere è sempre percepibile, la prigione non viene mitizzata, la droga non viene osannata e trattata con superficialità, proprio nel rispetto di chi determinate situazioni le ha vissute sulla propria pelle.

Triple D non è uscito dal nulla. Il lavoro è e sarà presumibilmente faticoso. Come nelle sue tematiche, faticosa è la vita stessa.

Influenzato musicalmente dalle atmosfere dissipate del post rock in stile Mogwai, fonda un surreale mix con l’assiduo ascolto della musica hip hop del panorama italiano; da Kaos, passando per i Truceboys, Camelz finezza click, Neffa e tutta la old del momento.

Ed è proprio grazie alla fusione di generi e tematiche così differenti tra di loro, che prende vita nel 2009 il primo e finora unico album solista “Cubo di Bamba” uscito per Spettrorec; sotto lo pseudonimo D.D.D, interamente autoprodotto e finanziato insieme all’amico Drei.

Grazie ai temi dell’esistenza vissuta così come viene, la parentesi personale e collettiva della droga, il senso di rabbia, dolore, noia ma anche un inno alla rivalsa personale, Triple D prende spunto per il nuovo progetto Trap messo in piedi nel marzo 2016, dopo anni di inattività ed allontanamento dalla scena rap ed hip hop locale.

Nasce così Momosquad, collettivo formato per l’appunto da Triple D, Drei (Producer), con l’aggiunta al duo di un amico di vecchia data conosciuto sotto lo pseudonimo di Plaz0.

Spinti dall’intento comune insieme a Triple D, abbracciano la causa Momosquad come mezzo per evadere dalla quotidianità e per tirare fuori quello che da sempre hanno dentro.

Momosquad, ad oggi non è una vera propria crew. Ma, un interscambio di connessioni, tra persone libere. È una famiglia. Può entrarne a farne parte, solo, chi coglie in primo luogo l’energia e l’alchimia che si può instaurare tra i vari membri. Triple D conta all’attivo otto tracce (più svariati altri pezzi e progetti con vari producer italiani) che andranno a comporre il primo album dal nome “QuarzoAmetista”.

Le produzioni sono totalmente affidate all’amico Drei, solamente una traccia (DTN) presente nel disco, è affidata al lavoro di Datpop, che affonda le radici nel panorama Vapor e nel emothug.

La cosa che differenzia Triple D, non è tanto la capacità di raccontare storie più interessanti di tutte le altre, quanto quella di costruirsi un immaginario più coerente che credibile.

La realtà viene capovolta. Il vero diventa un momento del falso, e viceversa.

Triple D non si propone di inserirsi in un contesto musicale definito e preciso.

Vuole anzi sperimentare, fondere, mixare cercando di oltrepassare i canoni classici del genere Trap; partendo dal presupposto che su tutto primeggiano i contenuti.

In una scena sempre più omogenea, massificata, mercificata; i contenuti secondo l’intento musicale di Triple D devono essere autentici, crudi, reali.

Triple D, annovera tra le collaborazioni con vari Dj, quelle con ResonanceDj, grande maestro dello scratch e del djing conosciuto nel panorama siculo/belga; Dj Balli icona breakcore del bolognese, Dj Shinezz del collettivo Pro Evolution Joint e Datpop giovane e validissimo producer napoletano con il quale uscirà con un nuovo progetto “Vaporweave” nel breve periodo.

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