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Ventidue anni dalla morte: il ricordo della grande cantante Mia Martini

12 maggio 2017 Musica & News


Un’artista con la A maiuscola, capace non solo di saper cantare grazie alla sua bellissima voce ma soprattutto di interpretare grazie alla capacità di entrare in empatia con le gioie e i dolori delle sue canzoni. Mia Martini è stata una cantante di spessore, un livello talmente elevato da intimorire i suoi colleghi che le hanno sollevato una calunnia immane: la cantante portava sfortuna. Una bassezza che, per timore, la porta ad essere esclusa da televisioni e radio e crea un drastico stop alla sua carriera. Sarà questo periodo buio e di solitudine, secondo molti, a portare alla morte di Mia Martini, ritrovata senza vita il 12 maggio 1995 nel suo appartamento.

MIA MARTINI: INFANZIA E CONFLITTI CON IL PADRE

Domenica Rita Adriana nasce il 20 settembre 1947 in un paesino della Calabria, seconda di quattro sorelle: la maggiore è Leda e le più piccole sono Loredana e Olivia. Figlia dell’insegnante di latino e greco Giuseppe Radames Bertè e della maestra elementare e grande appassionata di fisarmonica Maria Salvina Dato. I suoi genitori divorziano quando Mia Martini aveva solo 11 anni. Sarà lei a decidere di andare a vivere con sua madre, così come dichiarò in un’intervista del 1982 a Enzo Tortora, perché il padre era troppo violento e autoritario.

L’infanzia e la giovinezza di Mia Martini si svolgono tra il comune marchigiano di Porto Recanati, dove la famiglia si è trasferita per motivi di lavoro del padre, e Ancona. Sarà da Ancona che la giovane Mia, all’età di 13 anni, andò a Milano alla ricerca di una casa editrice, accompagnata dalla madre.

L’amore per la musica nacque subito, quando aveva appena cinque anni cominciò a studiare pianoforte e appena tredicenne, già grande appassionata di jazz, cerca avidamente piccole feste paesane, serate di intrattenimento, balere e concorsi locali per esibirsi e farsi notare.

I rifiuti sono numerosi, ma alla fine fu proprio a Milano che Mimì ottiene le attenzioni dell’importante discografico Carlo Alberto Rossi. Il produttore decise di lanciarla con il nome di Mimì Bertè, sull’onda della moda europea di quel periodo. Dopo la vittoria conseguita al Festival di Bellaria del ’64, incide i singoli “Il Magone” e “Ed ora che abbiamo litigato”, che presentò allo show televisivo di Lelio Luttazzi “Teatro 10”.

È il 1968 quando raggiunse Roma insieme alla sorella Loredana e all’amico Renato Fiacchini, al tempo diciottenne e che diventerà il famosissimo Renato Zero.

GENIO E SREGOLATEZZA: MIA MARTINI ARTISTA

Come ogni artista che si rispetti, Mia Martini ha vissuto momenti di ‘sregolatezza’ e burrascosi. Quello raccontato spesso da lei stessa, è stata la vicenda di droga che le è costata una condanna di arresto. Era il 1969 quando, mentre era in Sardegna, le fu trovata in borsa una sigaretta di hashish. Condannata a quattro mesi di carcere per l’accusa di ‘traffico di stupefacenti’, sarà successivamente scagionata. Intanto però la permanenza in prigione c’era stata ed era ricordata dalla Martini in modo molto traumatico perché impedì la stampa del lavoro “Coriandoli spenti/L’argomento dell’amore” e fu lì che per la prima volta tentò il suicidio.

COS’ERA LA CANZONE PER MIA MARTINI

Una grande interprete della musica leggera ed è così che Mia Martini definiva le canzoni e i cantanti: “Il segreto di una grande interprete non è avere una bella voce. L’importante è capire esattamente il senso della gioia o del dolore che stai raccontando, perché nelle canzoni si interpreta sempre un’emozione o una qualsiasi specie d’amore per qualcosa e se non sai cosa vuol dire “soffrire” non puoi sapere cosa vuol dire “amare””.

Il segreto per Mia era quindi entrare in empatia con i testi e saper dire le cose.

L’ACCUSA BECERA DI ‘PORTARE SFORTUNA’, LA SOLITUDINE E LA MORTE

Era il pomeriggio del 12 maggio 1995 quando viene ritrovato il corpo senza vita di Mia Martini nella sua nuova casa in provincia di Varese. A dare l’allarme il suo manager che non la sentiva da qualche giorno. Morta nella solitudine della sua casa per una ‘insufficienza cardio respiratoria’ dipesa da un collaso. Muore una stella della musica italiana che ancora oggi, dopo ventidue anni, brilla con le sue canzoni.

Una morte che arriva dopo un periodo di solitudine e buio dopo l’ingiuria infamante fattale: ‘Mia Martini portava sfiga’. Da allora la sua carriera subisce un drastico stop e non viene più chiamata, né in tv, né in radio. Inizierà, per lei, un periodo tremendo, cui metterà fine una coppia di discografici, Giovanni Sanjust e Lucio Salvini, che la riporteranno sulle scene in una maniera indimenticabile, sempre al festival con “Almeno tu nell’universo”. Nel 1989 la carriera di Mimi’ ripartirà ma sempre con fatica.

Il grande rammarico è quello di sua sorella Loredana: “Prima di morire mia sorella Mimì mi chiamò a lungo. Avrei dovuto suonare e invece mi nascosi in casa. Convinta che mi cercassero gli organizzatori furibondi, al telefono non risposi. Suonò fino alle 6 di mattina. Non me lo perdonerò mai“.

Addio a Mia Martini, dopo 22 anni dalla morte le sue canzoni sono il pilastro della musica leggera italiana.

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