On Air
18esimo Programma Only posh music for your ears.
Home
  • Home
  • Sport e razzismo: calciatori sotto tiro

Sport e razzismo: calciatori sotto tiro

14 marzo 2017 Sport


Domenica pomeriggio, 12 marzo 2017, dopo la partita di Terza Categoria dell’Atletico Villaretto e la Mappanese nel Torinese, si è vissuta una bruttissima pagina del calcio italiano che riporta a galla i troppi episodi di violenza, fisica e psicologica che avvengono nello sport.

Una gara accesa già in campo quando, il giocatore senegalese Mamadou Mbaye mentre saltava, dà una gomitata all’avversario. Gli animi dei tifosi s’infiammano e l’arbitro decide per l’espulsione. Mentre il calciatore esce dal campo, sembra siano cominciati gli insulti razzisti. Questo il casus belli per la rissa in campo.

Secondo l’Atletico, lo scontro è stato generato dagli insulti che la tifoseria ha sollevato contro il loro giocatore, solo perché senegalese. Per la Mappanese non vi è stato alcun episodio di razzismo ma il giovane avrebbe dato di matto senza un motivo e avrebbe cominciato a menare come un fabbro un loro tesserato. In ogni caso sulla vicenda stanno indagando i Carabinieri per accertare i responsabili dell’aggressione e le motivazioni.

A portare alla ribalta nazionale questa vicenda di violenza è la spedizione punitiva subìta dal capitano dell’Atletico. Dopo lo scontro in campo, il 28enne Gianluca Cigna è stato appostato nel parcheggio e lì è stato picchiato da un gruppo di teppisti. Tutto questo perché in campo aveva difeso il suo giocatore senegalese.

Trasportato in Ospedale al San Giovanni Bosco di Torino, la diagnosi del giovane capitano è preoccupante: sfondamento dell’orbita dell’occhio sinistro che mette a rischio la vista o comunque potrebbe portare danni irreversibili. Sarà sottoposto a operazioni maxillo facciali.

Il match è degenerato e riporta a galla i troppi casi di violenza nello sport.

SPORT VIOLENTI E RAZZISTI

Tanti i casi. Riprendiamo alcuni più eclatanti: nel 2001 gli Ultrà del Treviso presero di mira uno dei propri giocatori, Omolade, e i suoi compagni di squadra. Nella successiva partita si tinsero la faccia di nero in segno di solidarietà. Coly, giocatore che oggi veste la maglia del Parma, denunciò gli insulti ricevuti in occasione di Verona-Perugia dai tifosi locali.

Lo scorso anno il giudice sportivo inflisse all’Ascoli un’ammenda di 11.000 euro a causa dei cori razzisti che i sostenitori bianconeri avevano indirizzato al giocatore del Pescara Job.

CALCIATORI SOTTO TIRO

È il dossier dell’Associazione Italiana Calciatori, AIC, a riportare i dati dei tanti episodi di violenza fisica e psicologica a cui i calciatori devono soccombere. L’Osservatorio istituito dall’Associazione italiana calciatori ha censito 117 “azioni” di intimidazione, minaccia e violenza nei confronti di calciatori, maturate nel corso di 83 singoli eventi – denominati “situazioni” – verificatisi nel 61% dei casi al di fuori degli stadi. Un dato quest’ultimo in controtendenza rispetto al Rapporto dello scorso anno, quando le minacce e le intimidazioni sono state registrate nel 57% dei casi dentro alle strutture sportive. In più di un caso su due – il 55% – le minacce e le intimidazioni si sono verificate nei campionati professionistici, in particolare in Serie A e in Lega Pro, rispettivamente nel 24% e 19% dei casi.

In Serie B, le situazioni più critiche si sono registrate ad Ascoli – dove già nel 2013 furono piantate delle croci sul campo di calcio – Avellino – territorio in cui già in passato si sono verificate azioni di intimidazione e minaccia contro i calciatori – Bari, Latina e Modena. Nei campionati dilettantistici – dove, rispetto allo scorso campionato, il numero dei casi censiti (45%) si avvicina a quello del mondo professionistico – le situazioni più critiche si sono registrate nei campionati di Serie D (12% dei casi), Promozione (10% dei casi) e in quelli riservati ai giovani, con l’8% dei casi. I ragazzi che giocano in campionati o tornei giovanili sono finiti nel mirino in tutta Italia. In tutti i campionati, più che come singoli, i calciatori sono stati colpiti come squadre (68% dei casi censiti). Sia il dato sulle “azioni” che quello sulle “situazioni” – che certamente non esauriscono tutti i fatti accaduti, essendo probabile che alcune vicende non siano state denunciate né alle autorità competenti né alla stampa – fanno registrare un sensibile aumento: nel primo caso del 125%, nel secondo del 261%.

Condividi su:

, , , , , , ,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *