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Scompare Mago Zurlì, il mattatore dello Zecchino d’oro

25 marzo 2017 Musica & News


Nella stessa settimana in cui è venuto a mancare Tomas Miliàn conosciuto nel cinema italiano come il ladro romanaccio ‘Er Monezza’, muore all’età di 89 anni anche Felice Cino Tortorella, noto ai più come ‘Mago Zurlì’. È stato lui il mattatore per 51 anni dello Zecchino d’Oro, che ha fatto sognare e cantare intere generazioni.

LA VITA SOFFERTA DI MAGO ZURLI’ E LA CARRIERA

Mago Zurlì all’anagrafe Felice Tortorella, nacque a Ventimiglia il 27 giugno del 1927. Visse un’infanzia molto sofferta perché il padre morì prima della sua nascita e, rimasto orfano, lui e sua sorella furono cresciuti solo dalla mamma, Maria Lucia.

Personalità di grande astuzia e perspicacia, entra nel panorama televisivo diventando negli anni Sessanta e Settanta, il maggior presentatore della tv.

Crea ‘Lo Zecchino d’Oro’, un programma canoro per bambini con personaggi fiabeschi come Mago Zurlì e il piccolo Topo Gigio. Ideatore e creatore del programma fino alla sua 51esima edizione nel 2008 quando, Cino Tortorella decise di andarsene via a causa della nuova dirigenza che aveva cambiato e stravolto il format del coro dell’Antoniano, tanto da essere in causa con questo svecchiamento forzato del programma.

Nel 2002 era entrato nel Guinness dei primati per aver presentato lo stesso spettacolo più a lungo di chiunque altro al mondo. Autore e regista televisivo, aveva ideato e diretto diversi programmi Rai, tra cui Chissà chi lo sa?, quiz per ragazzi andato in onda per 12 anni dal 1961. Per Mediaset aveva curato la direzione artistica di Bravo Bravissimo.

CINO TORTORELLA E L’ESPERIENZA CON L’ALDILA’

Il mattatore dello Zecchino d’Oro è stato vicino alla morte per ben due volte: nel 2007 e nel 2009 a causa di un’ischemia. Nelle due occasioni di pre mortem, lo stesso Magi Zurlì raccontava con pudore di aver fatto esperienza dell’aldilà come se fosse un viaggio in un altro mondo, in un’altra dimensione. Così dichiarava: “Oggi so che quando chiuderò gli occhi per sempre e il mio cuore cesserà di battere non sarà per sempre e non sarò solo. E non è un invito al suicidio: non ho mai amato così tanto la vita come dopo quei momenti”.

Lui che ha vissuto un’esperienza con l’Aldilà e che l’ha definita un viaggio in un altro mondo, un’altra dimensione. “Ho visto davanti a me un sentiero luminoso lungo il quale mi sono incamminato pervaso da una profonda, dolcissima serenità. Il corpo si è trovato immerso in un’onda che mi sollevava dolcemente e mi portava in alto, un’onda non di acqua ma di luce purissima, una luce liquida. Niente a che vedere con quella terrena. Non c’erano oggetti ma solo il vuoto. È difficile trovare parole esatte per descrivere nei dettagli quel posto. Forse le più azzeccate sono quelle scritte da frate Bonaventura mentre descrive la morte del suo compagno Francesco: “È sommerso nell’abisso della chiarità eterna”. Ecco, l’abisso di chiarità è una bella descrizione”.

Per questo motivo, il padre putativo di intere generazioni italiane, quando parlava della morte lo faceva senza nessun timore, inneggiando ad un aldilà di vita e serenità.

Diamo così l’addio a Mago Zurllì, che immaginiamo camminare lungo il sentiero luminoso di cui raccontava.

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