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Mediterrano di Salvatores: oggi festeggia 25 anni dall’Oscar

30 marzo 2017 News


Buon anniversario al film cult italiano di Gabriele Salvatores: il 30 marzo del 1992 ‘Mediterraneo’ veniva premiato con l’Oscar come ‘Migliore film straniero’. La statuetta è il giusto merito per una pellicola bellissima che, secondo il genere di commedia intrisa di amarezza, racconta l’inutilità delle guerre e i falsi stereotipi dell’Italia e degli italiani.

MEDITERRANO: UN CULT PLURIPREMIATO

Il film ‘Mediterraneo’ esce nelle sale il 31 gennaio 1991. La pellicola, scritta da Enzo Monteleone, si ispira al romanzo ‘Sagapoò’. Un cast di grande livello e ben affiatato, contribuisce a dare prestigio al film. Tra gli interpreti: Claudio Bigagli, Diego Abatantuono, Giuseppe Cederna, Ugo Conti, Gigio Alberti, Vanna Barba, Claudio Bisio, Antonio Catania, Memo Dini, Vasco Mirandola, Luigi Montini.

Ai tempi il regista Salvatores aveva appena 39 anni e, nonostante la guerra fosse un lontano ricordo da lui appena vissuto, era stato capace di raccontarla in modo sapiente tanto da portare la pellicola alle vette dell’Oscar. ‘Mediterraneo’ è un film pluripremiato perché ha ricevuto: il Premio David di Donatello nel 1991 come ‘Miglior film’, ‘Miglior montaggio’ e per ‘Miglior suono’. Nel 1992 ha ricevuto il premio ‘Nastri d’Argento’ per la ‘Migliore regia’ fino al 30 marzo 1992, ben 25 anni fa, con il Premio Oscar come ‘Miglior film straniero’.

‘SENSO DI COLPA’ PER L’OSCAR: PAROLA DI SALVATORES

È lo stesso Gabriele Salvatores a raccontare l’emozione mista a incredulità quando è arrivata la nomination agli Oscar: “Ero sul set di Puerto Escondido, in Messico, in una località davvero remota. Torno in albergo dopo una giornata di lavoro e trovo in stanza mazzi di fiori e bottiglie di champagne. Chiamo la consierge: «Guardate che mi avete consegnato cose destinate a qualcun altro». Poi leggo i bigliettini: «Congratulazioni per la nomination». A quel punto il problema era: interrompiamo le riprese per andare a Hollywood a fare promozione o ce ne freghiamo e continuiamo a fare il film? Alla fine ci siamo fermati per una settimana. Ma ricordo di aver vissuto tutto con una specie di senso di colpa. Allora significava andare a ricevere un premio dall’impero del male”.

TRAMA DEL FILM

‘Mediterraneo’ è ambientato nel 1941 quando Mussolini inviò le truppe italiane in Grecia, Paese a cui aveva dichiarato guerra. Un contingente di otto militari sbarca su un isolotto greco che trova, però, deserto. Gli uomini pensano che gli abitanti siano scappati per via dell’occupazione tedesca e, sentendosi soli e liberi, escono fuori dal ‘ruolo’ di militari, compreso il sergente, e cominciano a viversi l’isola da uomini con tutte le debolezze e le malinconie.

Piano piano usciranno dai loro nascondigli anche gli isolani greci e si darà vita ad una convivenza che durerà tre anni, fatta di amori, amicizie, paure e debolezze. I militari, invece, saranno liberati per caso, al termine della guerra, dall’arrivo di un aereo italiano in giro di ricognizione che aveva dovuto fare un atterraggio di salvataggio sull’isola, trovando i militari dati per dispersi.

Dopo anni alcuni dei militari italiani torneranno sull’isola alla ricerca malinconica di quelle emozioni e sensazioni passate.

ANEDDOTI DI ‘MEDITERRANEO’

Il film ‘Mediterraneo’ è ricco di incongruenze ed errori storici, proprio come dichiara lo stesso Salvatores. Parliamo ad esempio dell’Inno di Mameli che i protagonisti cantano anziché la Marcia Reale, visto che tutto è ambientato nel 1941 oppure l’uso di un linguaggio moderno e contemporaneo. Tutto questo, però, non ha inciso sulla bellezza del film stesso.

Inizialmente il titolo  doveva essere ‘Lasciateci perdere’, slogan di una gioventù disinteressata al cambiamento o alla guerra. Un gruppo di giovani che voleva vivere in serenità su un’isola. Memorabile la battuta di Abatantuono quando dice: “Volevamo cambiare l’Italia e non siamo riusciti a cambiare nulla”.  Alla fine Salvatores ha optato per ‘Mediterraneo’.

Altra celebre battuta, in testa al film è stata: “In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare”, una citazione di Laborit da ‘Elogio della fuga’ ripresa nel film per elogiae la bellezza di chi si lascia andare al destino senza fuggire dalle responsabilità.

Un film, insomma, che ha generato un mito e che oggi, a 25 anni dall’Oscar, molti lo premiano ancora come ‘Miglior film’ della storia del cinema italiano.

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