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Mario Cresci in mostra: ‘No’ ai selfie, la ‘Fotografia’ è un’arte

15 febbraio 2017 Arte Mostre


Dal 10 febbraio fino al 17 aprile, la GAMeC, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, ospiterà la mostra ‘La Fotografia del No’ di Mario Cresci, a cura di Maria Cristina Rodeschini. Con ingresso gratuito ma prenotazione obbligatoria, si avrà la possibilità di tuffarsi nella carriera del più importante fotografo contemporaneo d’Italia, dal dopoguerra ad oggi.

Cresci è un’artista, fotografo genovese che utilizza l’arte come mezzo sperimentale che mette in comunicazione diverse espressioni come per esempio: il disegno, la pittura, la fotografia, i video e le installazioni tecnologiche.

 La sua capacità di creare contaminazione nelle espressioni d’arte e inquinare la purezza dell’arte è il modo per definire Cresci un fotografo poliedrico che unisce innovazione e sperimentazione.

 

‘LA FOTOGRAFIA DEL NO’

 

Il titolo della mostra riprende il ‘no’ imperativo di tutto ciò che la fotografia di Cresci non è. Le sue foto non sono banalità, né mercificazione e quindi ‘no’ ai selfie banali, ‘si’ all’arte dell’autoscatto.

 

“Un lavoro d’équipe”, ha dichiarato Mario Cresci “perché oggi l’azione di un artista non è più autonomamente autoriale: non credo nel genius loci della situazione, alla Christo; oggi il lavoro dell’arte è sempre più un incontro di competenze, così io di questa mostra mi sento co-regista”.

 

Anche Maria Cristina Rodeschini, co-curatrice dell’evento, ribadisce: “Alcuni fotografi lavorano nel loro campo, in Cresci invece è forte la dimensione del dialogo e la trasmigrazione in altri rami della creatività, il cinema, l’arte: non si esclude a priori nessun sapere”.

 

L’ARTE SECONDO CRESCI

“Ho seguito la strada di un’arte globale più che il mondo specifico della fotografia”, spiega Cresci, “ci sono ragioni di concomitanza e passaggi di senso molto interessanti tra le arti”.
E, a proposito del potere deformante dell’obiettivo, avverte: “la fotografia è il medium che racconta più bugie di tutti”.

In riferimento alle statue classiche spiega come: “possono essere rivitalizzate oggi per la contemporaneità”, afferma Cresci, “perché affondando negli studi e nella storia si è anche più sensibili al presente”.

Insomma i grandi classici dell’arte diventano: “non più funzionali ma ideali, come simbolo dei paradossi drammatici del mondo presente”.

IL PROGRAMMA

GAMeC propone tre appuntamenti, occasioni di dialogo con l’artista e sull’artista. Gli incontri, a ingresso gratuito, sono tenuti dalla curatrice della mostra, dal conservatore della Pinacoteca dell’Accademia Carrara e da studiosi – critici, storici dell’arte, docenti universitari – che hanno contribuito ad analizzare, nel catalogo, alcuni degli elementi chiave del lavoro di Cresci, tra cui la relazione sempre negoziata col tempo e gli oggetti, il rapporto tra l’uso del mezzo fotografico e lo spazio, la volontà di sfuggire alle definizioni e alla deriva estetica del suo lavoro.

 

Giovedì 23 febbraio ore 20:00

  1. CRISTINA RODESCHINI e GIOVANNI VALAGUSSA

Impronte del passato: i calchi in gesso dell’Accademia Carrara di Belle Arti tra forza dell’immagine e fragilità della materia

 La collezione di gessi dell’Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo è formata da una sessantina di pezzi, molto diversi tra loro per scelta degli originali (classici, medievali, rinascimentali), per epoca di realizzazione e per conservazione attuale. Nel corso degli ultimi decenni se ne è “dimenticata” l’identità. Riscoprirli oggi significa individuare la loro storia, rileggerne l’importanza nell’immaginario figurativo neoclassico, ripercorrerne, quando è possibile le vie di arrivo in Carrara e illustrarne le possibilità di recupero conservativo, anche per proporre, così, nuove possibili soluzioni espositive.

Giovedì 9 marzo ore 20:00

MARIO CRESCI, ENRICO DE PASCALE e MARCO SENALDI

ArtCrossing. Percorsi incrociati

La produzione di Mario Cresci, qui in dialogo con Enrico De Pascale e Marco Senaldi, viene analizzata nelle sue molteplici intersezioni con il mondo delle immagini, in particolare con quelle provenienti dalla Storia dell’Arte, passata e recente. Punto di partenza di questo viaggio immaginifico è la visionaria e spettacolare installazione Ipsa ruina docet allestita nello Spazio Zero della GAMeC con i calchi della Gipsoteca dell’Accademia Carrara.  

Giovedì 23 marzo ore 20:00

MARIO CRESCI, MARCO ROMANELLI e ROBERTA VALTORTA

L’opera di Mario Cresci come ipertesto

L’opera di Mario Cresci presenta, sin dagli esordi, caratteri di transdisciplinarietà, dalla fotografia al graphic design, dal disegno all’installazione, al video. L’artista non passa solamente da un medium all’altro, ma compie anche continui percorsi dal presente al passato, offrendo le sue immagini a molte interpretazioni successive, cosciente del fatto che in arte non vale la certezza, ma il dubbio. A partire da questo, viene proposta un’analisi dell’opera di Cresci come “ipertesto”, pronto a essere attivato attraverso opportune parole chiave, ovvero le forme e i temi preferiti dall’artista. 

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