On Air
18esimo Programma Only posh music for your ears.
Home
  • Home
  • Il cinema contemporaneo perde il regista premio Oscar: Jonathan Demme

Il cinema contemporaneo perde il regista premio Oscar: Jonathan Demme

28 aprile 2017 News


Azione, umorismo, un po’ di sesso e un impegno sociale di sinistra: questa la formula per la buona riuscita di un film. Parola del registra premio Oscar: “Ogni film deve avere il più possibile azione, umorismo, un po’ di sesso e una buona dose di impegno sociale possibilmente orientato a sinistra” dichiarava Demme.

Il noto regista Jonathan Demme, reso celebre grazie a ‘Il silenzio degli innocenti’ del 1991, è morto la scorsa notte nella sua casa di New York. A portarlo via un cancro all’esofago, che gli era stato diagnosticato nel 2010 e che lo aveva visto costretto ad un periodo di stop. Sono state poi le conseguenze della malattia, estese fino al cuore, a provocare la morte del tanto amato ed apprezzato regista.

Demme era ricomparso in pubblico nel 2015 dopo essersi curato per ben 5 anni e sembrava apparire in buona forma tanto che era stato nominato Presidente della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia e regista del film ‘Dove eravamo rimasti’ con Meryl Streep.

JONATHAN DEMME: SCRITTORE E REGISTA DA OSCAR

Figlio di un’attrice e di un albergatore, trascorre la sua infanzia a New York, poi a quindici anni si trasferisce a Miami assieme alla famiglia. Qui esordisce come critico cinematografico fino a quando conosce Roger Corman che lo vuole come collaboratore per le sue sceneggiature. Negli anni Settanta si cimenta così nella scrittura cinematografica e lavora con Joe Viola (Angels Hard as They Come e The Hot Box) ed Eddie Romero (Black Mama, White Mama). Queste esperienze lo spingono a confrontarsi con la regia: nel 1974 debutta dietro la macchina da presa con Femmine in gabbia, ritratto di un gruppo di donne all’interno di un carcere particolarmente violento e bizzarro. Il film non ottiene un grande successo ma Demme non si arrende

Aveva una predilezione per la commedia nera e i film noir come per esempio il suo lavoro, Una volta ho incontrato un miliardario del 1980: ritratto anticonvenzionale del modello di vita americano che si ispira al cinema di Hitchcock.

Dopo lavori minori, esordisce con due film importanti:  Stop Making Sense (1984) e Qualcosa di travolgente (1986), commedie di humor nero. Altri lavori minori che lo porteranno al suo vero, grande successo nel 1991 con Il silenzio degli innocenti.

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI

Jonathan Demme è stato un autore che è riuscito a coniugare spettacolo e profondità delle idee, arrivando dritto al cuore del pubblico. Questo è accaduto anche con il cult: “Il silenzio degli innocenti”, con i grandi protagonisti quali Anthony Hopkins e Jodie Foster, diventato l’apice della sua autorialità, un film impegnato, strutturalmente complesso e allo stesso tempo lineare, dove la capacità di gestire il mezzo cinematografico e il set, dare vita a personaggi tirando fuori il meglio dagli attori che diventano uno strumento al servizio della storia e l’attenzione alla sceneggiatura  sono in un perfetto equilibrio artistico-produttivo. Quindi non parliamo di un semplice film in cui si è lavorato con le inquadrature e la scenografia ma vere e proprie riprese artistiche.

Demme, in questo film, si concentra sugli spazi, ambienti chiusi e mentalità simili che lasciano il senso di claustrofobia e sono la metafora dell’inganno della vita interiore: proprio questa ‘chiusura’ fisica e mentale suscita il senso di terrore in tutto il film.

La firma di Demme sta anche nei dettagli: le continue e ripetute inquadrature sulla falena svolazzare nella stanza, oltre che simbolo della trasformazione della protagonista, diventerà l’immagine simbolo de ‘Il silenzio degli innocenti’ diventandone un cult.

Non a caso il film ha vinto l’Orso al Festival di Berlino per la regia e si è aggiudicato ben cinque Oscar : miglior film, migliore regia, migliore sceneggiatura, miglior attore protagonista e migliore attrice protagonista.

PHILADELPHIA: IL DRAMMATICO FILM SULL’AIDS

A portare di nuovo una statuetta d’oro in casa Demme è stato il film drammatico ‘Philadelphia’ del 1993 con un premio per Tom Hanks come miglior attore protagonista. Anche in questo film la firma di Demme era chiara: primi piani stretti sui protagonisti che guardavano dritto nella telecamera. Un modo, secondo Demme, di creare più contatto e coinvolgimento emotivo, stabilendo quel rapporto di empatia.

Addio per sempre a Jonathan Demme: il cinema contemporaneo piange un grande talento.

Condividi su:

, , ,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *