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8 Marzo: donne immigrate. Dalla fuga al riscatto

8 marzo 2017 News


Ieri, 7 marzo 2017, i Radicali Italiani hanno tenuto un convegno a Roma ‘Donne anche noi. Storie di fuga e di riscatto’, organizzato da Emma Bonino. Un modo innovativo per celebrare la Festa della Donna: lasciare la parola a donne immigrate che, fuggite in stato di povertà e pericolo dai loro Paesi, sono arrivate in Italia e si sono affermate.

SCHIAVA E COSTRETTA A PROSTITUIRSI: PRINCESS OKOKON

La storia di questa donna è velata di una grande tristezza. È la storia che molto spesso ritorna in molte donne nigeriane portate in Italia e obbligate a prostituirsi.

Nel 1999, dalla Nigeria viene portata a Torino in una tratta e venduta come schiava ad un’altra donna nigeriana che a suon i barbara violenza la costringe a prostituirsi. Minacciata e per ben due volte accoltellata, Princess Okokon viene liberata da Alberto Mossino, presidente del PIAM, Piano Integrazione Accoglienza Migranti, suo futuro marito.

Per lei la liberazione diventa nuova vita, possibilità di studiare e di affermarsi. Per questo oggi Princess Okokon è una mediatrice linguistica, per cercare di mediare e comunicare con altre donne, vittime di aguzzini, e aiutarle cercando di favorire la scolarizzazione e l’inserimento lavorativo.

DA FUGGITIVA A IMPRENDITRICE: AGITU IDEO GUDETA

Trent’anni, etiope trapiantata in Trentino. Agitu Ideo Gudeta arriva in Italia dopo una fuga dal suo Paese in guerra, insieme a 27 suoi coetanei. Oggi, insieme a lei, solo tre sono riusciti ad arrivare in Italia, degli altri si sono perse le tracce.

Dalla Etiopia al Kenya, dal Kenya a Roma per poi andare in Trentino dove ha cominciato a mettere nero su bianco il suo progetto ecosostenibile.

La capra felice, questo il nome dell’azienda biologica che racchiude la felicità di chi è riuscito a salvarsi ed affermarsi.  Su 11 ettari di terra in abbandono, oggi Agitu ha creato il pascolo di più di 80 capre che producono formaggio e yogurt di capra.

FUGGIRE PER SALVARSI LA VITA: HABIBA QUATTARA

Una clandestina che nasce e vive in Costa d’Avorio, terra martoriata da feroci guerre. “La fuga è necessaria per salvarsi la vita”, così parla Habiba Quattara, anche lei arrivata in Italia per opera di trafficanti.

Prima di imbarcarsi, racconta il viaggio tormentato e sacrificato di chi, scappato dalla guerra, deve camminare nei boschi per 600 chilometri. Molti dei suoi compagni di viaggio, stremati, non ce l’hanno fatta e sono rimasti lì.

Oggi Habiba non dimentica chi è stato meno fortunato di lei. Ha studiato ed è una risorsa del nostro Paese diventando Responsabile dei Rifugiati politici della Costa d’Avorio.

Buon 8 Marzo.

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